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Serena Crocco

serena2Il tuo corpo è come un giardino ma in questo momento stanno crescendo le erbacce. Un dottore anni fa usò questa metafora per diagnosticarmi una malattia. La mia storia nasce così, da una lotta contro le erbacce.
In un primo momento non capivo, da dove arrivavano? Chi le aveva messe lì? Ma soprattutto.. che cosa volevano?
Per combattere contro un nemico è necessario prima di tutto imparare a conoscerlo. Le erbacce per me erano un nemico da sconfiggere, ma nel tempo della battaglia sono diventate un esempio da seguire. Le erbacce infestano ma allo stesso tempo faticano per trovare il loro posto, per sopravvivere, per resistere. Come le erbacce ho imparato a resistere e ad avere spirito di adattamento.
Affascinata dal corpo e le sue erbacce mi sono laureata in filosofia con una tesi sul corpo in Antonin Artaud e ho deciso di studiare teatro fisico seguendo il metodo Lecoq. Nel frattempo, ho lavorato nel circo sociale, con un'associazione che utilizza il circo come strumento per il recupero dei bambini di strada.
 Mi sono recentemente diplomata in teatro fisico e mi sono avvicinato al teatro di figura, frequentando un corso di animazione su nero organizzato dal Teatro del Buratto.
 Ora sto sperimentando nel mio lavoro diversi linguaggi: teatro fisico, circo, pupazzi e maschere, di cui sono una grande appassionata.
Mi piacerebbe partecipare a questo progetto perché sono particolarmente interessata al tema, che trovo molto affine alla mia esperienza. Sono interessata inoltre al rapporto tra il corpo dell'attore e gli oggetti e conoscendo il lavoro di Duda Paiva questa mi sembra una grande opportunità di studio.

Curriculum descrittivo di Serena Crocco

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Ariela Maggi

aricQuando ero bambina abitavo in una casa con Il Giardino, nelle sere d'estate andavamo a cogliere le erbacce, davamo ad ogni filo d'erba un nome e un cognome, una propria personalità, amavamo quei verdi personaggi anche se poi finivano per essere pestati in un pentolino e trasformati in pozioni magiche. Le mie erbacce non si sono mai ribellate, partecipare a " The weeds project" darebbe loro modo di vendicarsi su di me! La tematica Uomo versus Natura che quest'anno il Pip affronterà mi attrae così come esplorarla, venedo guidata da un artista come Duda Paiva. La "tecnica" mi darebbe poi occasione di modellare e trasformare in materia questo passato gioco infantile, credo che la mia ricerca teatrale sia basata proprio su questo incontro tra immaginazione e la tecnica, prezioso limite positivo.
Durante la formazione Lecoq incontrai la maschera teatrale e rimasi affascinata dal suo potere di animare gli attori e dalla sua capacità di imporsi nei confronti della corporalità; lo studio della danza e la composizione coreografica sono state indispensabili insegnanti al fine di acquisire tale linguaggio. Negli anni successivi incentrai tanto la mia formazione quanto il lavoro di attrice in progetti che si fondassero sull'uso della maschera : dal naso rosso del clown alle maschere larvali, passando per la commedia dell'arte e le maschere espressive. Appresi le tecniche di fabbricazione in cuoio e cartapesta e iniziai a costruire e sperimentare le mie proprie maschere teatrali.
Dopo l'incontro con Neville Tranter in occasione di un breve seminario al Teatro della Tosse, mi resi conto di quanto le maschere e i pupazzi si assomigliassero nella loro esigenza nei confronti del performer: ci chiedono in modo semplice ma deciso di essere al loro servizio! Ci impongono quei limiti grazie ai quali possiamo trovare una più grande libertà! Iniziai in seguito a costruire burattini e pupazzi usando la tecnica della cartapesta ma anche lattice e gommapiuma.
Lo scorso dicembre ho creato una mia propria compagnia, Manimotó, con la quale sto preparando TOMATO SOAP, spettacolo buffonesco intorno al tema della violenza domestica che vede come protagoniste due "marionettes portées" in gommapiuma.
Partecipare a " The Weeds Project" mi darebbe l'opportunità di acquisire nuove competenze tecniche, preziosi insegnamenti per i miei propri progetti ma soprattutto mi permetterebbe di farmi guidare e condurre da un grande maestro e sperimentatore nel campo del teatro di figura. Amo la libertà con cui Duda Paiva intreccia danza, musica e pupazzi rivolgendosi al pubblico con un proprio linguaggio profondo ed universale. Desidero fortemente imparare quel lessico apportando, quando possibile, qualche parola del mio bagaglio teatrale, forse semplicemente una preposizione.
Fare parte di una produzione numerosa , lavorare e vivere in un contesto collettivo all'interno del Festival Incanti rappresenterebbero per me una grande esperienza a livello professionale e di vita: immagino la moltitudine di scambi, condivisioni di sogni, competenze e progetti futuri che possono nascere in quell'occasione e desidero fortemente diventare un filo di quella rete in movimento.
Rientrata in Italia da due anni, dopo sei anni vissuti in Belgio, non nascondo il senso di claustrofobia e mancanza di opportunità che spesso mi assale. Credo che il Festival Incanti nella sua ventennale esperienza abbia portato avanti un percorso necessario, mostrando nel panorama italiano che il Teatro di Figura parla ed emoziona tanto il pubblico infantile quanto quello adulto, trattando in modo universale argomenti estremamente complessi e profondi. Fare parte di Incanti e contribuire alla costruzione del Festival, respirandone l'aria internazionale e l'alta qualità artistica mi incoraggerebbe a pensare che i motivi per restare esistono e anzi sono estremamente importanti e sensati.

Curriculum descrittivo di Ariela Maggi

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Nanouche Oriano

nanoucheSono sempre stata affascinata da pupazzi e oggetti di ogni genere del teatro visuale, performance, arti e media basati sul tempo.
Fino a poco tempo, le mie scelte professionali sono state incentrate sulle arti visive (disegno, fine arts, cinema sperimentale, scenografia e una laurea in cinema d'animazione). Una ritrovata voglia di diventare un vettore più attivo del movimento, vale a dire di usare più il corpo nelle mie pratiche artistiche, mi ha portato a esplorare teatro di figura dal vivo e il movimento negli ultimi due anni. Ho viaggiato in giro per l'Europa e il Sud Est Asiatico, dedicandomi alla ricerca di diverse tradizioni di burattini, creando spettacoli sperimentali a basso budget, così come partecipato a laboratori di sviluppo professionale e laboratori di teatro di figura, mimo e danza Butoh.
Questo progetto fa appello davvero a me a causa della mia passione per le opere di Duda Paiva, il mio vivo interesse per l'incrocio tra arte visiva e performance dal vivo, così come alla mia grande soddisfazione per la collaborazione in gruppo. Anzi, credo fermamente che l'elaborazione del teatro in questo modo crea grandi risultati ed è un'esperienza arricchente per entrambi performers e pubblico allo stesso modo. Credo anche che posso applicare le mie competenze e l'esperienza personale per contribuire a questo lavoro, e che sarà uno scambio molto positivo di idee.

Curriculum descriptivo di Nanouche Oriano

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Monica Varela Couto

monica varelaDa molto tempo sto cercando un workshop con Duda Paiva ed è così che ho saputo del progetto del Festival Incanti. E' davvero interessante l'idea del workshop con il risultato presentato al Festival.
Mi piacerebbe prendere parte a questo progetto perché sono molto interessata al lavoro di Duda Paiva. Lui ha sviluppato nuove possibilità espressive del corpo del performer, la coreografia, un vero talento per la manipolazione dei pupazzi e mi piace molto il suo senso dell'umorismo.
Quando l'ho visto per la prima volta ho cominciato a interessarmi alla costruzione di pupazzi e capito l'importanza di sviluppare un proprio universo. Apprezzo la forza dei pupazzi, il gesto, il movimento, il fatto di dargli vita non solo con le mani ma con tutto il corpo.
La mia esperienza teatrale è costituita fino ad ora di un lavoro corporale, e per questo mi interessano in particolare i pupazzi della Duda Paiva Company. Nella manipolazione di questo tipo di pupazzi è fondamentale una pratica fisica ma allo stesso tempo richiede un lavoro sulla percezione dello spazio corporale e scenico che in particolare mi attrae e credo che il Teatro Fisico e il Drammatic Mime che ho studiato possono contribuire a questo tipo di manipolazione.
Nella mia ricerca come attrice cerco di attirare lo spettatore verso l'immaginazione con il corpo come primo strumento. Per dare allo spettatore la possibilità di essere proiettato attraverso gli interpreti, per aprire loro spazio immaginario. Questi universi non realisti offrono agli spettatori una porta di ingresso diverso verso l'emozione, e Duda Paiva fa questo molto bene.

Curriculum descrittivo di Monica Varela Couto

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