Colosseo5 ottobre dalle ore 16.00
Cecchi Point Torino

Karly Bergmann

La Contessa dei Muschi!

Ideazione, regia e drammaturgia Karly Bergmann
assistenza ricerche Iulia Stănescu
Musiche Livia Ferri
assistenza tecnica Nivan Yahaghi

Tanto tempo fa, quando le orchidee adornavano ancora le mura abbandonate del Colosseo, c'era una donna, la Contessa Elisabetta Fiorini, che sapeva così tanto sui muschi che dicevano ci potesse comunicare... Qui comincia la nostra fiaba... La Contessa dei Muschi è una "fiaba storica" basata su eventi nella vita di questa botanica romana, la Contessa Elisabetta Fiorini, che studiò veramente i muschi, e che fu una delle poche persone che si opposero alla "pulizia" del Colosseo del 1874. Però, come sappiamo ora, i suoi tentativi di salvare le orchidee, gli alberi, e i muschi all'interno del Colosseo non riuscirono. E quando non è possibile salvare tutto, diventa una questione di scelta: cosa scegliamo di preservare?

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litio5 ottobre dalle ore 16.00
Cecchi Point Torino

CARAPACE TEATRO

Litio – Il più leggero fra i solidi

Ideazione e creazione Rita Giacobazzi, Elisa Sarchi, Silvia Torri
Regia Carola Maternini
Scenografia e costruzione Gaia Marescotti
Sound design Simone Giorgi, Guido Tronconi

Il litio è il più leggero fra i solidi. Le sue caratteristiche principali sono l'elevata reattività, l'alta infiammabilità e il rischio di esplosione; al contrario, in medicina viene utilizzato come stabilizzatore d'umore. Di litio si parla anche in una delle canzoni più famose dei Nirvana, Lithium. Infatti, il leader della band Kurt Cobain, artista dalla personalità complessa, usava, fra le altre sostanze, il litio per fuggire da una realtà per lui troppo dolorosa. Come le sostanze, anche la musica dei Nirvana nacque come forma di evasione e finì per diventare una gabbia. L'unica vera libertà restava nella fantasia: Kurt Cobain racconta nei suoi scritti di aver avuto, sin dall'infanzia, un amico immaginario, Boddah. Il tema dello spettacolo è l'evasione dalla realtà, vista da diverse angolazioni: la musica, le sostanze, l'immaginazione.

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madabo5 ottobre dalle ore 16.00
Cecchi Point Torino

MADABÒ TEATRO

Ricordati che mi hai chiamato amore

di e con Alessandro Becchi, Guido Martella e Maria Grosso
drammaturgia Guido Martella
assistente alla regia Irene Zucchiatti

Cosa accadrebbe se il vostro alter ego virtuale prendesse vita nel mondo reale? "Ricordati che mi hai chiamato amore" racconta le fasi di una storia d'amore viste da un punto di vista digitale: una chat che racchiude tutti i momenti che due innamorati hanno condiviso prima, durante e dopo il loro rapporto. In scena si svolge uno scambio epistolare 2.0 in cui i sogni e le emozioni prendono una forma virtuale dimenticando i corpi reali nella vita offline. Una delle emoticon più utilizzate da uno dei ragazzi per esprimere intenzioni e stati d'animo è quella del "Power Ranger", uno sticker (adesivo) di Facebook che diventa, suo malgrado, l'unico testimone e custode di questa storia. Da un punto di vista teatrale possiamo considerare questi tipi di emoticon come una sorte di declinazione digitale della figurazione plastica o pittorica ricorrente nel teatro di figura.

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carolina25 ottobre dalle ore 16.00
Cecchi Point Torino

Carolina Arandia

OSSEOUS

di e con Carolina Arandia
drammaturgia Jakub Maksymov
produzione Adam Svoboda
coreografia Lucía Soto, Ana Laura Ossés
musica Samuel Sahlieh
luci e suono Ladislav Štěrba
oggetti e scenografia Michaela Režová
costumi Mercedes Guagnini

Il progetto Osseous si basa sull'esplorazione della materia e del suono di un corpo attraverso le ossa. Un corpo, reso immobile da un malessere, cerca di accedere alla propria struttura interna attraverso la dimensione sensoriale, allo scopo di riacquistare la propria mobilità. Le ossa sono utilizzate, da una danzatrice, come strumenti musicali e il suono prodotto, elaborato, richiama quello della vera materia ossea. In una metafora dell'ascolto di sé, dell'ascolto del mistero dell'esistenza, concepita come fragile o solida, a seconda della materia di cui è fatto l'oggetto, la musica prodotta suggerisce lo sviluppo della danza attraverso l'esplorazione dei limiti del corpo, del suo sacrificio, e della sua capacità di rigenerarsi.

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